Inertizzazione di pannelli di cemento amianto utilizzando il brevetto UIBM n° 25588/17
Le fibre di amianto sono completamente deattivate in un intervallo di tempo relativamente breve (decine di minuti) che si traduce in una riduzione dei costi di processo di circa sei volte rispetto alla maggior parte dei brevetti esistenti. Il materiale inertizzato risulta costituito da silicati di Mg e Ca e vetro, assimilabili alle materie prime utilizzate nell’industria ceramica, del cemento e dei refrattari. Le fibre di crisotilo e crocidolite risultano ricristallizzate in nuovi minerali, non pericolosi (per approfondimenti: HazMat).
L’inertizzazione verrà effettuata secondo le procedure del brevetto UIBM n° 25588/17. Le principali fasi operative sono: 1) portare la temperatura a 900°C in tre rapidi step; 2) iniettare atmosfera controllata (endogas); 3) aumentare la temperatura a 1100 °C; 4) posizionare i pannelli sul nastro trasportatore; 5) avviare il nastro trasportatore; 6) raccogliere i pannelli all’uscita del forno dopo 15 minuti di trattamento.
Eliminazione definitiva del rischio sanitario legato all’amianto
Il conferimento di RCA in discarica non è la soluzione, perché il problema è solo spostato di lato. Nel tempo, il rischio di rimobilizzazione delle fibre, specialmente nelle acque di falda attraverso il percolato, può risultare elevato. Inoltre, in un territorio con un alto grado di antropizzazione come l’Italia, potrebbe risultare difficile individuare siti sufficientemente lontani da zone residenziali e perciò socialmente accettabili. Per questi motivi, l’inertizzazione appare la soluzione definitiva per eliminare il rischio sanitario legato all’amianto e mitigare le preoccupazioni ambientali.
Reimpiego del materiale inertizzato
Il progetto DEAR intende proporre un processo sostenibile di economia circolare in cui i rifiuti contenenti amianto (RCA) inertizzati sono riciclati in diverse applicazioni industriali. Il materiale inertizzato ha una composizione chimico-mineralogica che lo potrebbe rendere adatto, previa miscelazione con altri componenti quali silice, feldspato e caolino, come materia prima-seconda da impiegare nell’industria ceramica. Potrebbe inoltre essere impiegato come filler in polimeri plastici, elastomeri, resine per pavimentazione, in sostituzione di altre fasi minerali, come talco e barite per esempio. Test di riutilizzo nel settore ceramico saranno realizzati in collaborazione con IdealStandard Srl, azienda leader nel settore delle ceramiche sanitarie. Nuove potenziali applicazioni saranno studiate in collaborazione con PMG Spa (Bergamo), azienda leader nel settore degli elastomeri e Graftonica Srl, Spinoff dell’Università di Milano-Bicocca.



