Premessa
I rifiuti contenti amianto RCA come i diffusi pannelli in cemento-amianto tipo Eternit®, rappresentano un rischio per la salute a causa del potenziale rilascio di fibre, che se inalate hanno effetti cancerogeni. Sulla base della legislazione vigente, i RCA devono essere adeguatamente gestiti, attraverso operazioni in situ di confinamento e incapsulamento oppure attraverso rimozione e conferimento in discarica. Sulla base di un recente dossier di Legambiente ci sono in Italia circa 370.000 strutture in cui l’amianto è ancora presente in siti industriali, edifici pubblici e privati, per un totale di quasi 58 milioni di mq di coperture. Sulla base della legislazione vigente, le possibili strategie di bonifica sono essenzialmente tre: confinamento, incapsulamento e rimozione (con smaltimento in discariche controllate). Secondo il rapporto ISPRA sui rifiuti speciali, l’Italia ha prodotto nel 2018 296.000 tonnellate di RCA, ma può contare solo 19 discariche attive dove il RCA è smaltito in modo permanente. Per questo motivo, 69.000 tonnellate prodotte nel 2018 sono state trasferite in Germania. Oltre alla scarsità delle discariche, l’Italia deve fronteggiarsi anche con le difficoltà di reperire spazi per nuove discariche in un territorio così altamente antropizzato. Inoltre, il conferimento di RCA in discarica non è una soluzione ideale, perché il rischio di rilascio di fibre nell’ambiente e in particolare in falda rimane alto. La soluzione ideale è invece rappresentata dalla inertizzazione dei RCA, fino ad oggi mai concretamente realizzata a causa degli elevati oneri di sostenibilità, ma che alla luce del recente brevetto UIBM n°25588/17 e delle possibilità di riutilizzo dei RCA inertizzati come materia prima-seconda diventa fattibile. Questa posizione è chiaramente espressa dalla risoluzione della CE del 14/3/2013 che al punto E recita “whereas delivering asbestos waste to landfills would not appear to be the safest way of definitively eliminating the release of asbestos fibres into the environment (particularly into air and groundwater) and whereas therefore it would be far preferable to opt for asbestos inertisation plants” e al punto 32 “as regards the management of asbestos waste, measures must also be taken – with the consensus of the populations concerned – to promote and support research into, and technologies using, eco-compatible alternatives, and to secure procedures, such as the inertisation of waste-containing asbestos, to deactivate active asbestos fibres and convert them into materials that do not pose public health risks”. Il progetto DEAR intende quindi sviluppare una ricerca che porti alla più intelligente maniera di risolvere il problema dell’amianto trasformando, in maniera sostenibile, un rifiuto pericoloso in una materia-prima seconda in un contesto di economia circolare. Se da un punto di vista tecnico-scientifico la strada sembra percorribile, questa scelta necessita di una volontà politica ed un consenso popolare. Per questi motivi, obiettivo del progetto DEAR è anche quello di coinvolgere e stimolare istituzioni politiche e liberi cittadini attraverso una efficace azione di divulgazione scientifica.
